IL MONITORAGGIO DEGLI EFFETTI PRODOTTI DALLA COSTRUZIONE DELLE OPERE ALLE BOCCHE LAGUNARI (MOSE)

 
     

La salvaguardia della Laguna di Venezia ha il suo fulcro negli interventi per la difesa di tutti gli abitati della laguna dalle acque alte. La regolazione delle maree alla bocche di porto sarà realizzata attraverso quattro schiere di barriere mobili, in grado di isolare temporaneamente la laguna dal mare durante gli eventi di alta marea superiori a una determinata quota (Sistema MOSE).

La costruzione di un tale sistema richiede l’esecuzione di grandi lavori di ingegneria in una zona del litorale veneziano preziosa e fragile dal punto di vista ambientale: in queste aree sono stati designati Siti di Importanza Comunitaria (ai sensi della direttiva 92/43/CEE) e ZPS (Direttiva 79/409/CEE) e come tali facenti parte della rete “Natura 2000”. Inoltre, la laguna di Venezia, identificata come IBA (Important Bird Area) 064 “Laguna Veneta”, rientra tra le aree di interesse per la protezione dell’avifauna.
Nell’area prossima alle bocche di porto sono presenti habitat di intersesse alieutico (sia come ripopolamento che come cattura), nonché di sfruttamento turistico (con diverse densità) ed attraverso le bocche passano le navi che alimentano l’economica della città e di una vasta area del Nord-Est.

In ottemperanza alle normative italiane ed europee, il Magistrato alle Acque, nello svolgere il proprio compito di alta sorveglianza sulle opere, ha ritenuto necessario, attraverso il suo concessionario Consorzio Venezia Nuova, non solo attuare un ampio programma di monitoraggio degli effetti dei cantieri sulle matrici ambientali e sull’economia dei settori che potevano risultare potenzialmente impattati dall’esecuzione delle opere (Studio B.6.72/B1 e seguenti, Studio B.6.85_II), ma anche affidarne l’esecuzione ad un Ente terzo.
La predisposizione e l’esecuzione del Piano di monitoraggio è stato quindi commissionato al CORILA quale Ente competente, vigilato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e quindi non dipendente né dal Concessionario che esegue i lavori, né dallo stesso Ministero delle Infrastrutture. Per l’esecuzione del Piano il CORILA si è avvalso dei più aggiornati strumenti e dei saperi derivanti dalle attività di ricerca eseguita in laguna, coinvolgendo undici prestigiose istituzioni di ricerca nazionali.

Il Piano di Monitoraggio è orientato a un duplice scopo:
- fornire un feedback quanto più veloce possibile rispetto il mantenimento del livello di impatto ambientale previsto dalle attività di cantiere, al fine di permettere l’eventuale attuazione di pronte contromisure;
- fornire elementi oggettivi per conoscere e dimostrare l’effettiva incidenza delle attività di cantiere sull’ambiente, rispetto alla variabilità delle condizioni ambientali (o della congiuntura economica) e distinguendo le diverse origini dei fenomeni, per predisporre e gestire le misure di mitigazione o compensazione eventualmente necessarie.

Il Piano, iniziato nel mese di Novembre 2004, ha previsto, in una prima fase, la definizione della lista dei parametri e delle soglie di attenzione, nonché la definizione dello stato indisturbato di riferimento con le sue variabilità “naturali” (stato ante operam) che, fungendo da confronto, permette di discriminare tra gli eventi direttamente imputabili ai cantieri dagli altri. Nel 2005 sono iniziate le misurazioni.

I parametri che sono stati individuati come i più significativi da monitorare fanno parte di 5 differenti ambiti. Le attività di monitoraggio sono organizzate in 14 Unità Operative, composte da tecnici e ricercatori di tutti gli Enti soci e di primarie Università italiane (una novantina di persone direttamente coinvolte), i cui Responsabili riferiscono alla Direzione del CORILA. I dati validati sono trasmessi al Magistrato alle Acque mensilmente e, nel caso di un allarme, immediatamente. I Rapporti di analisi dei dati e di valutazione del sistema hanno cadenza mensile e quadrimestrale.

Il Piano di monitoraggio considera le seguenti matrici ed in esse principalmente gli impatti indicati tra parentesi:
- Acqua (torbidità prodotta dagli scavi, trasporto solido e idrodinamica alle bocche di porto);
- Aria (rumore, polveri e gas prodotti dal cantiere);
- Suolo (variazione dei livelli piezometrici dovuti allo scavo dei porti rifugio);
- Ecosistemi di pregio (effetti su tegnùe, su vegetazione terrestre e marina, sull’avifauna in zone protette, su invertebrati terrestri endemici, su invertebrati acquatici insediati nelle cosiddette “pozze di sifonamento”);
- Economia (effetti su pesca, turismo, porto).

Le azioni di monitoraggio sin qui svolte hanno da un lato permesso di prevenire i danni ambientali, indirizzando limiti e correzioni alle attività di cantiere, nonché mitigazioni e compensazioni ove necessarie, dall’altro di accumulare una serie di informazioni che saranno utili anche nella successiva fase di gestione. Anche per quanto riguarda le attività economiche oggetto di monitoraggio, non solo si è constatata l’assenza di impatti reali, ma si sono stabilite metodologie ed azioni utili alla valutazione della percezione degli impatti da parte degli operatori interessati, nonché una solida base informativa, anche in questo caso utilizzabile nelle fasi successive.

Attività economiche Responsabile: Prof. Marco Mazzarino, Università Iuav di Venezia

Ecosistemi di pregio e componente biologica Responsabile: Prof.ssa Patrizia Torricelli, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca’ Foscari di Venezia

Matrice acqua Responsabile: Prof. Giampaolo Di Silvio, Dip. di Ingegneria, Idraulica, Marittima, Ambientale e Geotecnica (IMAGE), Università degli Studi di Padova

Matrice suolo Responsabile: Prof. Antonio Di Molfetta, Dipartimento di Georisorse e Territorio, Politecnico di Torino

Matrice aria Responsabile: Dott. Franco Belosi, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (CNR-ISAC) di Bologna